Sacrum Imperium

Movimento Legittimista

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COMUNICATO STAMPA



Cronaca” areniana politicamente corretta e accecata dall’odio sulla manifestazione leghista di ieri in Piazza Santa Toscana, a Verona


Clamoroso infortunio del quotidiano L’Arena per la penna del suo giornalista Giancarlo Beltrame!



Verona, 28 ottobre 2006


Alla manifestazione indetta ieri sera dalla Lega Nord in Piazza Santa Toscana, a Verona, assistevano anche un gruppo di tradizionalisti cattolici soliti frequentare quella chiesa, dove da molti anni si celebra la Santa Messa latina in rito tridentino. Tra di essi anche don Vilmar Pavesi, il sacerdote che la officia abitualmente, in abito talare, come sempre e come ogni ministro di Dio, degno di tale nome, dovrebbe fare. Don Pavesi è peraltro persona conosciutissima e stimata nel quartiere, compresi molti di coloro che stazionavano sulla piazza, per la sua pietà e per lo zelo disinteressato per le anime.

Ebbene nella “cronaca” intinta al vetriolo che Giancarlo Beltrame (disinvoltamente passato dal cinematografo ai resoconti politici, con le conseguenze che ognuno vede) pubblica oggi su L’Arena, si legge testualmente che in piazza era “schierato anche uno pseudoprete tradizionalista, che veste ancora come il Don Camillo preconciliare di Fernandel”.

Tralasciamo altre annotazioni di fantasia, come il tentativo da parte del Beltrame di minimizzare il numero dei partecipanti, l’esaltazione delle gesta dei pii fanciulli dei centri sociali, mandati assolti dei manifesti con cui s’incitava la popolazione immigrata a braccare i “razzisti” leghisti, con tanto di fotografie del candidato sindaco Tosi e dell’europarlamentare Borghezio. Manifesti che colleghi giornalisti meno faziosi del Beltrame attribuiscono chiaramente agli anarchici, i quali si fanno addirittura vanto di esserne gli autori (cfr. Il Verona, 28/X/06).

Ciò che colpisce di più è però, da un lato, l’espressione ingiuriosa e falsa dello “pseudoprete”, a proposito di don Pavesi, epiteto di cui la persona offesa potrà eventualmente querelarsi nelle sedi competenti; dall’altro lato che Beltrame, come già gli anarco-repubblicani della guerra civile spagnola, evidentemente non sopporta la vista dell’abito sacerdotale, tanto da scagliarvisi immediatamente contro, infuriato come un toro nell’arena.

Dal che s’intuisce che nei sinistrorsi ambienti troppo a lungo frequentati dal Beltrame, di ecclesiastici o non ce ne dovevano essere affatto o, se c’erano, dovevano essere così incredibilmente cenciosi (alla don Mazzi per intenderci) o camuffati da facchini o da portuali (chiedendo scusa a queste due categorie), da essere del tutti irriconoscibili. Conciliarmene irriconoscibili. Sicché, quando s’imbatte in un prete vero, al Beltrame-Peppone par d’essere di fronte o a un marziano o a Don Camillo. L’odio partigiano, si sa, quello anticattolico e antitradizionale anzitutto, acceca.


Il Coordinatore

Maurizio-G. Ruggiero